Storia
     
 
   
  A pochi passi dal centro di Napoli ci troviamo nei Campi Flegrei,una delle aree geologiche ed archeologiche più importanti della città e dell’intero Paese. Il nome le fu dato dai greci, primi colonizzatori (Campi Ardenti), proprio per sottolinearne la natura vulcanica. Questo vastissimo cratere comprende tutta l’area del golfo di Pozzuoli, dalla collina dei Camaldoli al mare, passando per i meravigliosi siti archeologici di Cuma, Baia, Capo Miseno, e per chiudersi con le isole di Procida, Vivara, Ischia.
La Solfatara è il cuore, centro, anima del vulcano. Il cratere aperto dove sono di più e maggiormente concentrati tutti i fenomeni della fase quiescente.
La fase quiescente, detta anche solfatarica perché in questo punto si può meglio osservarla, è caratteristica di un vulcano assopito, ma vivo e si manifesta in una serie di attività spettacolari, interessanti ma innocue, quando non addirittura benefiche: piccoli e grandi crateri in apparenza spenti ma, in realtà attivi, come il cratere della Solfatara, specie di lago di forma ellittica, completamente ricoperto di lava e detriti vulcanici, da vulcanetti di fango – piccoli coni rovesciati, profondi pochi metri e che eruttano fango bollente -, da geyser, le cosiddette fumarole, il fenomeno più spettacolare; fuoriuscite di gas dal sottosuolo che provoca un getto continuo di vapore accompagnato da sibili che sembrano provenire dal ventre della terra. Questi ed altri fenomeni si possono osservare passeggiando nel bel parco della Solfatara.

ROMANTIC

Una costruzione bassa, ottocentesca, rossa. All’entrata la biglietteria. Uffici. Un bel viale di Acacie.
Sembra di essere all’ingresso di una qualsiasi bella villa il cui parco è stato aperto al pubblico.
Ma poi, giri l’angolo e ti trovi in un paesaggio davvero unico, sorprendente, mozzafiato, indimenticabile. E’ un lago, un vero e proprio piccolo lago quello che hai davanti. Solo che non c’è acqua , ma detriti vulcanici e rocce e fango. E tutto ribolle ad una temperatura che immagini elevata. Oltre cento gradi. E gas e quel fango che eternamente ribolle. E’ uno spettacolo, un vero e proprio spettacolo di forza e resistenza; oltre quattromila anni.
Sembra di stare all’inferno o sulla luna. O su un altro pianeta.
E ti sembra di vederlo. Piccolo, biondo, con una sciarpa veramente troppo lunga, saltare di pianeta in pianeta alla ricerca del suo lampionaio. Piccolo Principe!
Già dal seicento la Solfatara era tappa obbligatoria del Grand-Tour, il viaggio d’istruzione in Europa che doveva compiere ogni rampollo di famiglia illustre per completare la sua educazione. Agli inizi del novecento tutto il Parco divenne una formidabile zona di terme. Grazie al suo pozzo di acqua minerale termale e alle cure dei fanghi ed ancora oggi è l’inizio di ogni giro per i Campi Flegrei.

 

 

 
 
 
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