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Immaginiamo una passeggiata per i Campi
Flegrei. Il cielo è grigio deve piovere, pioverà; l’aria
per questo è tersa i colori e le coste sono meglio definiti e
identificabili,
Ci dirigiamo verso
POZZUOLI. E’ una tappa obbligatoria per ogni visita in questa
zona. Il suo nome originario, DIAKAIARKIA, “città del buon
governo” deriva dal greco. Infatti furono proprio i greci che
nel 528 a.C. si insediarono in quella baia.
Qui si svolse la battaglia degli dei contro i Titani che avevano tentato
di scavalcare il Monte Olimpo.
Affacciata sul suo omonimo golfo - il naturale prolungamento del golfo
di Napoli dopo il Capo di Posillipo – è il centro più
grande di tutta l’area flegrea ed uno dei porti pescherecci più
importanti del Mediterraneo. Molto nota per i suoi tesori d’arte
e per il fenomeno unico del bradisismo.
Il bradisismo. Innalzamento ed abbassamento del suolo in relazione all’attività
solfatarica. Le fasi più o meno attive della Solfatara provocano
un movimento del suolo verso l’alto o verso il basso. I suoi effetti
sono visibili in particolari punti; il porto, per esempio è talmente
salito da rendere necessaria la costruzione di un altro molo. Si possono
vedere nel parcheggio, alto almeno tre metri dal molo nuovo, le bitte
di ormeggio dei vaporetti. Un altro posto rivelatore dei fenomeni bradisismici
è
Il TEMPIO DI SERAPIDE. Al centro, prossimo al porto, circondato da giardini
e da chioschi e al di sotto del livello stradale troviamo i resti di
un antico Macellum romano. La zona era in età imperiale un grande
mercato all’aperto abbellita da statue, vasche e camere varie.
Fino a pochi anni addietro il Tempio era completamente sommerso dalle
acque, poi solo il pavimento, adesso è completamente emerso.
Sulle colonne più vicine al mare sono state trovate tracce di
molluschi marini.
Evidente testimonianza del bradisismo.
Pozzuoli è stata una fiorente città romana. La testimonianza
più importante è il suo celebre
ANFITEATRO FLAVIO. Risalente al I sec. a.C. era capace di 40.000 posti
e fu sommerso completamente dalle varie eruzioni e colate laviche. Solo
a metà dell’ottocento sono cominciate le operazioni di
recupero che terminarono solo oltre cento anni dopo. Nel 1947, finalmente,
il prezioso monumento fu liberato dalle macerie e dai detriti che però
lo avevano conservato in ottimo stato.
L’anfiteatro Flavio è il terzo in territorio italiano,
dopo il Colosseo e l’Anfiteatro di S.Maria Capua Vetere, era un
enorme stadio di forma ellittica che ospitava gli incontri tra gladiatori
e leoni ; vi si possono ammirare, un complesso sistema di corridoi,
celle e feritoie per la ventilazione. Particolare era, poi, il sistema
usato – gabbie e carrucole – per issare le belve in arena.
Una curiosità: in passato prima di essere consacrato alla lotta
con le belve, l’Anfiteatro era utilizzato per battaglie navali.
Erano vere e proprie navi che si affrontavano in una arena completamente
allagata. Per ottenere il completo allagamento dell’arena si deviava
il corso dell’acquedotto campano.
Un posto curioso da vedere: chissà che cosa dovettero pensare
i pochi superstiti dell’eruzione del 1538 quando una mattina
si trovarono di fronte una montagna. Nuova.
Successe tutto in una notte: e precisamente la notte tra il 29 ed
il 30 settembre di quell’anno.
Una violenta eruzione, succeduta a numerosi terremoti, seppellì
il villaggio termale di Tripergole.
Forse qualcuno si era messo in salvo. E tornato, il giorno dopo al
posto del suo paese trovò una montagna….
Il Monte Nuovo, (140 Mt. ). L’ultima montagna d’Europa.
La più recente.
Una meravigliosa descrizione dei Campi Ardenti. Quella di Goethe:
“Sotto il cielo più puro il suolo più insicuro.
Avanzi di impensabile splendore diruiti e tristi.
Acque bollenti, crepacci esalanti zolfo, monti di scorie opponentesi
alla vegetazione, spazi deserti,
repulsivi;
e poi ancora, finalmente una vegetazione sempre più florida,
che si afferma dovunque può, che si solleva su tutte le morte
rovine e intorno ai laghi e ai rivi, affermandosi anche con la più
superba selva di querce sulle pareti di un antico cratere”.
PASSEGGIANDO PER I CAMPI ARDENTI (Pt. Two)
Immaginiamo una passeggiata per i Campi Flegrei. Il cielo è
grigio deve piovere, pioverà; l’aria per questo è
tersa i colori e le coste sono meglio definiti e identificabili.
Ci dirigiamo verso Cuma.
Per arrivarci passiamo per il Lago d’Averno, creduto la bocca
degli inferi e descritto come l’ingresso dell’inferno
dantesco. Da qui partono delle gallerie che conducono direttamente
e per via sotterranea a Cuma. La prima, del Cocceio, parte dal lago
e giunge fino ad Arco Felice; poi la Galleria della Cripta Romana
ed infine, la più famosa
L’ANTRO DELLA SIBILLA CUMANA, di cui si parla anche nell’Eneide.
Lunga circa 130 metri e composta di più grotte che creavano
un corridoio era ventilata tramite finestroni alti e rivolti al mare.
Nell’ultimo ambiente, la Sala del Trono, sedeva la Sibilla e
proclamava i suoi enigmi.
Esseri divini, fanciulle caste e vergini perché possedute dal
dio di cui erano l’oracolo, le sibille non erano immortali,
ma di una estrema longevità -pare che potessero vivere per
migliaia di anni-. Avevano il dono di profetizzare il futuro agli
uomini e di essere interlocutrici tra costoro e gli dei. La Sibilla
Cumana offerse ad un Tarquinio, re di Roma una raccolta di testi oracolari.
Il re rifiutò. Allora lei, offesa ne distrusse un terzo. L’offerse
di nuovo al Tarquinio che rifiutò di nuovo il dono. Lei distrusse
un altro terzo. Alla fine, capito il grave affronto lui accettò.
Quello che fu portato a Roma e mantenuto segretamente e gelosamente
nel tempio capitolino (da cui il detto custodito come un oracolo)
ne era solo la terza parte. Poteva essere studiato solo da sacerdoti
specializzati, e veniva consultato soltanto in casi di grave pericolo
per la capitale. Nell’anno 83 a.C. gli oracoli furono distrutti
in un incendio.
Tutt’ora si ignora la loro forma ed il loro contenuto è
avvolto nel mistero più fitto.
Dall’ingresso della grotta, parte una scalinata che giunge
direttamente alla Via Sacra, al pieno centro ella città di
CUMA. Molto più antica di Pozzuoli, è considerata una
delle città archeologiche più importanti d’ Italia,
prima colonia greca in quella zona e in tutta la Nazione.
La sua storia si unisce alla leggenda. Si vuole che i coloni greci
arrivati nella campagna flegrea furono guidati in quei luoghi da una
colomba inviata loro dal dio Apollo.
Sotto il dominio greco grazie alla sua splendida posizione, Cuma divenne
una delle città più fiorenti ed influenti culturalmente
di tutta la zona (ai cumani si deve la diffusione dell’alfabeto
in Italia); tanto da suscitare l’invidia e il timore delle popolazioni
vicine che si coalizzarono e l’attaccarono in più riprese.
All’epoca dei greci seguì un periodo romano e da quel
momento Cuma rimase ai margini degli episodi storici. Fino al Medioevo,
quando fu ripetutamente attaccata dai pirati saraceni che la occuparono
facendone un covo di pirati. Questo durò fino al 1207 quando,
gli abitanti di Napoli per eliminarlo attaccarono la cittadina la
distrussero e abbandonarono.
Gi scavi e i lavori di recupero furono terminati solo nel 1924 e
dieci anni dopo vi fu la sensazionale scoperta del Tempio della Sibilla.
I siti archeologici più importanti sono la Necropoli, risalente
all’età imperiale e comprendente i sepolcri, l’Acropoli,
collegata alla Grotta della Sibilla. A fianco all’ Acropoli
l’entrata alla Cripta Romana.
Molto interessante, proseguendo la passeggiata la visita a
BAIA, famosa per le sue terme e luogo dove soggiornarono Cesare, Cicerone,
Nerone, Caligola.
La nostra gita si spinge fino a
CAPO MISENO che con il suo Faro chiude i golfo di Pozzuoli ed un tempo
luogo importante perché con le sue cisterne, la più
famosa tra tutte quella delle Cento Camerelle, riforniva le navi della
Flotta del Tirreno.
A Baia, è interessante visitarne il
CASTELLO. Costruito da Alfonso d’Aragona ed oggi completamente
restaurato ospita importanti mostre e spettacoli estivi sulle sue
terrazze, panoramiche sul porto di Baia; in lontananza il golfo di
Pozzuoli. Chiude lo splendido quadro la collina di Posillipo con l’isolotto
di Nisida.
Una strana scoperta. Nel 1853 fu scoperto a Cuma un sepolcro pieno
zeppo di scheletri mutilati. Questa scoperta aprì dibattiti
e discussioni. Inutili. Ancora oggi si ignora il perché di
tutte queste mutilazioni.
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