| …LA SIGNORA GIANNA PERMETTE AI
BAMBINI DI SALIRE SUL FICO…
Un posto qualunque; ma in campagna. Un podere non recintato. Sembra
abbandonato. Un gruppo di bambini in gita.
La signora Gianna permette ai bambini di salire sul fico. E’
una campagna incolta. Erba alta, piante rade, e solitario, basso ed
enorme un grandissimo fico. Siamo a settembre, i frutti sono maturi
ed i bambini non resistono alla tentazione di assaggiarne qualcuno.
La signora Carolina, invece non è affatto disposta a lasciar
fare ai bambini, anzi, rimprovera la signora Gianna per la sua poca
prudenza.
“Oltre ad essere pericoloso, potrebbe venire il contadino, e
allora sai che bella figura?!”.
“Ma dai, al massimo gli pago i fichi che si sono mangiati, e
poi, non vedi come si divertono?”
Poi si mette a giocare con i bambini. Loro sono saliti sull’albero,
e vanno in cerca dei frutti migliori, già gustandone il delicato
morbido sapore. Molti fichi sono stati beccati dai volatili.
Il contadino viene ogni tanto con la sua falce a tagliare l’erba
e a controllare lo stato delle sue piante da frutto. Non gode di buona
reputazione in paese…..
“Ma tu lo sai chi è il colono? Quel tipo strano. Tutti
ne parlano e nessuno gli parla…”.
Ma Carolina viene del tutto ignorata.
Non sapendo che fare, ormai rassegnata, prende la sua Kodak e fotografa
i bimbi.
“Dai prendi quello, no quello più grande,… e buttamene
uno….. non fate i soliti ingordi…. ci siamo anche noi
qua sotto… dai Stanislao, coraggio, sei un ometto o una bambina?!….più
avanti, più su, là … vedi c’è un
ramo che sporge, fai come i gatti…. In fondo ci sono dei frutti
migliori….”
La signora Gianna incita i bambini.
“Dai, dai… su quello è bellissimo…. Bravo
lo hai preso. E tu Stanislao, sali un po’ più….
CRACK!!! CRACK!!!
Il suono secco di un ramo che si spezza, foglie che cadono, un tonfo
e uno scoppio di risate di bimbi.
Stanislao è caduto col sedere per terra; o meglio su un letto
di foglie e sul ramo che ha spezzato con il suo peso.
Tutti ridono, e ride anche Stanislao, più forte degli altri,
forse per ricacciare indietro così, quell’onda di pianto
che sta per salirgli in gola……
“Siete proprio dei vandali. Adesso basta. Ora ce ne andia…
Ma non finisce la frase. Dalla stradina che porta al campo, in leggera
discesa, vedono il cono di un cappello nero avanzare lentamente, molto
lentamente, poi tutto il cappello (nero, floscio con delle falde troppo
larghe), e la mezzaluna della falce che brilla in tutto quel nero.
Poi vedono la figura di un vecchio, tutto avvolto in un ampio tabarro
nero, MAGRISSIMO. Avanza lentamente, ma inesorabilmente verso loro.
Tutti i bambini fuggono. Fugge Stanislao, fuggono i suoi amichetti,
fugge la signora Gianna, la temeraria.
Rimane la signora Carolina. Ha il vecchio di fronte, potrebbe allungare
la mano e toccarlo, ma non si muove. E’ ipnotizzata da quel
volto. E’ immobile. Vorrebbe scappare ma non può. DAI
GAMBA, DAI PIEDE…. E MUOVETEVI! Non rispondono al comando.
L’uomo è magrissimo. Dal cappellone a cono esce fuori
una faccia talmente secca da rassomigliare ad uno scheletro. Un teschio
con un velo di pelle trasparente che lo ricopre. E’ talmente
magro che si indovinano i denti. Sembra sorridere. Gli occhi, poi,
sono due crateri violacei, cavi.
Non parla fissa la donna. Muto.
Deve chiamare a raccolta tutte le sue energie. MANO MUOVITI. ADESSO.
Così riesce a prendere dieci lire (erano molte dieci lire ma
vi comprendevano anche il ramo rotto), e gliele offre.
Il villico le prende , la banconota sparisce in quel nero che è
tutta la sua persona. Nulla si muove.
Ha un’idea, Carolina. Prende la sua Kodak, e scatta una foto.
Il lampo lo abbaglia, lei, si riprende e fugge.
Si ritrova con il gruppo. Tutti applaudono al suo coraggio ed alla
bella idea.
Ma quando la fotografia fu sviluppata risultò un poco mossa,
tanto da rassomigliare il volto del contadino ad un teschio. Evidentemente
nel fare la foto le mani della signora avevano tremato
FORSE…..
Liberamente tratto da E. Morovich “MIRACOLI QUOTIDIANI”
Edizioni Sellerio.
|