Conca dè Marini; poco distante
da Positano. Posto bellissimo, anche se meno conosciuta della sua
famosissima “vicina” e luogo incantato e magico.
Ricco di storie.
La Grotta di Conca e….il guastafeste.
Un’antica leggenda fa risalire l’origine della Grotta
dello Smeraldo a questo aneddoto accaduto in epoca remotissima.
Tre fratelli avevano saputo dell’esistenza di un immenso tesoro
nascosto tra le rocce della Costa d’Amalfi, più o meno
all’altezza di un paesino chiamato Conca dei Marini.
Ingaggiarono uno stregone del posto, il quale aveva fama di conoscere
molto bene quei siti e specialmente tutti gli anfratti, le grotte,
le baie e le calette di quel tratto di mare.
Lo stregone, a nome Iammella, ma meglio noto con il soprannome “la
Canesca”, accettò l’incarico solo dopo aver preteso
una bella manciata d’oro come anticipo e a condizione che tra
loro ci fosse anche un ragazzo del luogo – chissà perché
chiamato “Il guastafeste”.
Un’altra condizione, - determinante - era che non toccassero
niente di quello che vedevano prima che egli, lo stregone, lo “benedicesse”
con una sorta di rituale magico di sua conoscenza.
Si calarono dunque tra le rocce, i tre fratelli, la loro guida; chiudeva
il corteo il guastafeste.
Il passaggio era stretto e buio, più buio del buio, più
di una notte senza luna, ma all’improvviso si apriva in ampie
stanze scavate nella roccia e collegate per via sottomarina. Il nero
era assoluto.
In tanta oscurità ad un tratto, un raggio di sole si infilò
tra le rocce ed accese di una luce dorata tutte le pareti di quelle
caverne. Ma l’oro che riluceva abbagliato dai raggi del sole,
altri non era che un immenso tesoro che riempiva quei luoghi e li
illuminava a giorno.
Rimasero tutti stupefatti ed impietriti da quella meravigliosa visone.
Lo stregone, che pure sapeva di quei tesori, non immaginava che fossero
tali e soprattutto tanti; anche lui rimase paralizzato da tale spettacolo
di bellezza, chiedendosi come mai nessuno avesse mai avuto l’ardire
fino ad allora di scendere in quei luoghi ed arraffare tutto. Poi
si ricordò di una strana storia, sorta di maledizione, un divieto….
Ma proprio non riusciva a ricordare, i contorni erano offuscati non
riusciva a venirgli in mente, solo il niente emergeva dai suoi ricordi;
niente.
E tutti assorti, Iammella cercando di mettere ordine nella sua memoria,
i tre fratelli presi nella contemplazione di quei tesori, non si accorsero
che il guastafeste, non resistendo alla seduzione di quella visione
allungò una mano verso il tesoro e……
“ORA MI RICORDO….. NO!! NO!!! FERMOOOO!!!!”. Ma
ormai era troppo tardi.
Leggiamo in una cronaca d’epoca:
“…Allora si ode un frastuono terribile, il libro magico
va in fiamme, il monte trema come scosso da un terremoto e il tesoro,
toccato anzitempo, scompare per sempre….”.
Tutto il tesoro in un attimo scomparve, la stanza si trasformò
in una grotta marina ed i tre fratelli, il mago e il guastafeste,
fecero giusto in tempo a sottrarsi ad una catastrofe ed a risalire
in superficie.
I tre mancati uomini-più-ricchi-del-mondo, un santone fallito
e un ragazzo, lo scemo del paese.
Ma la bellezza di quel tesoro fu tale che la grotta, per il fatto
di averlo ospitato e custodito chissà per quanti secoli, si
trasformò in uno dei posti marini più belli e suggestivi
di tutta la costa.
Ancora oggi, un poco appartata, lontana dagli itinerari turistici
di massa, sconosciuta ai più ed esplorata solo da appassionati
e –ssst-…in punta di piedi…
La grotta dello smeraldo, isolata, tranquilla, ritirata ed appartata,
bellissima….. fuori dal mondo.
Liberamente tratto da:
GUIDA AI MISTERI E SEGRETI DI NAPOLI E DELLA CAMPANIA ED. SUGAR
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