Storia
     
 
   
  Anno 1884. Napoli. Matilde Serao, allora solo ventottenne, pubblica “Il Ventre di Napoli”:

“ Tutte le superstizioni sparse pel mondo, sono raccolte in Napoli e ingrandite, moltiplicate….
I napoletani credono ancora nelle sibille: vi è una Chiara Stella alle Cento Grade, verso il Corso Vittorio Emmanuele, vi è una sìe Grazia al Vicolo Mezzocannone, famosissime: e molte altre minori. Si compensano cinquanta centesimi, due lire, cinque lire”.
“Ebbene, il popolo napoletano rifà ogni settimana il suo grande sogno di felicità, vive per sei giorni in una speranza crescente, invadente, che si allarga, esce dai confini della vita reale: per sei giorni il popolo napoletano sogna il suo grande sogno, dove sono tutte le cose di cui è privato: una casa pulita, dell’aria salubre e fresca, un bel raggio di sole caldo per terra, un letto bianco e comodo, un comò lucido, i maccheroni e la carne ogni giorno…”
Il lotto.
“Il lotto ha una prima forma letteraria rudimentale, analfabeta, fondata sulla tradizione orale come certe fiabe e certe leggende. Tutti i napoletani -.- conoscono la smorfia, ossia la Chiave dei sogni a memoria, e ne fanno speditamente l’applicazione a qualunque sogno o a qualunque cosa della vita reale. Avete sognato un morto? -Quarantasette- ma parlava? - Allora Quarantotto- piangeva? -Sessantacinque- il che vi ha fatto paura? -Novanta-. Un giovanotto dà una coltellata ad una donna? -Diciassette la disgrazia - Diciotto il sangue - Quarantuno il coltello- Novanta il popolo. …”
“Tutti gli avvenimenti, grandi e piccoli, sono considerati come una misteriosa sorgente di guadagno. Muore una fanciulletta di tifo; la madre giuoca i numeri , escono, ella esclama “m’ha fatte bbene pure murenne!”. Una moglie parla dell’amore che le portava il marito, che è morto; poi aggiunge malinconicamente, che se questo amore fosse stato grande, egli le sarebbe comparso in sogno per darle i numeri; se n’è scordato, è un ingrato, perché egli lo sa che essa è poveretta e dovrebbe aiutarla.
Salvatore Misdea ammazza sette soldati*: biglietto (numeri). La Legge ammazza Misdea: biglietto (numeri). Su le porte, nei bassi, alle cantonate, i numeri sono discussi da comitati e sottocomitati; il biglietto è stabilito. Non esce: avevano sbagliato, dovevano mettere questo numero e quest’altro che sono usciti.
Questa scienza della smorfia è così profonda, così abituale, che per dare del pazzo a qualcuno si dice: è nu vintiroie (ventidue, matto), e crescendo, man mano la collera, tutte le ingiurie, avendo un numero relativo, si dicono in gergo del lotto. Una donna dà un pugno ad un’altra e le rompe la faccia: davanti al giudice, si scolpa dicendo: “m’ha chiamata sittantotto”: il giudice deve prendere la smorfia e vedere a che corrisponde di oltraggioso quel numero”.

“L’assistito (dagli spiriti) è un cancro che rode le famiglie borghesi, un convulsionario pallido che mangia molto, che finge di avere o ha delle allucinazioni, che non lavora, che parla per enigmi, che fa credere a delle macerazioni crudeli e che vive alle spalle di coloro che lo venerano. Ma dalla casa borghese, per mezzo della cameriera, del servo, della lavandiaia, la reputazione dell’assistito arriva nel popolo: e l’assistito vi estende la sua azione mistica, fantastica, vi raccoglie dei guadagni piccoli, ma insperati,vi fa degli adepti e finisce per camminare nelle vie, circondato sempre da quattro o cinque persone, che lo corteggiano e studiano tutte le sue parole”.


* Pizzofalcone 13 aprile 1884. Salvatore Misdea della provincia di Catanzaro, soldato.
Il militare calabrese uccise, in un eccesso di follia , un caporale e sei soldati semplici, ferendone altri quattro. Fu fucilato il 19 giugno 1884.

Tratto da: Matilde Serao “Il ventre di Napoli”.

 

 
 
 
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