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Una storia inventata
Ogni sera, come in tutti i paesi, ci incontriamo al bar e
non facciamo niente. Aspettiamo che qualcosa capiti, non
necessariamente a noi, ma che accada qualcosa che ci
stupisca o semplicemente che riesca a farci incuriosire. Può
succedere a chiunque, per noi va bene, anche in un altro
posto del mondo, E andiamo a letto contenti.
Una sera Orazio arriva, in piena “riunione barrica” ,
guadagna il centro e getta un mazzo di chiavi sul banco.
Ci sono quelle di casa, del garage, del cantiere dove lavora
come carpentiere idraulico, del furgone e una nuova nuova,
di quelle digitali e con il marchio di una prestigiosissima
casa automobilistica.
Non si sa come c’è riuscito! Avrà rubato o rapinato una
banca, si sarà venduto una terra dei nonni o gli sarà morto
uno zio, forse avrà solamente trovato il sistema, quello
giusto.
Fatto sta che Orazio s’era comprato la macchina supersport,
quella che i ragazzi del bar sognavano in un sogno condiviso
che, poi doveva essere la realtà di uno solo.
E quell’uno solo era Orazio.
A tutti noi piacciono le macchine, a me quelle grandi,
eleganti e grigie o quelle alte da viaggio, a loro quelle
bellissime da corsa con tante lucine, le finestrelle
illuminate nel cruscotto e i neon blu nell’abitacolo e sotto
la scocca.
Ruote ribassate, tanti adesivi F1, cromature. Rosse.
Comunque questa era davvero speciale e ad Orazio era
capitato, per una sera, di attirare l’interesse di tutti
noi. Non ci erano caduti i bicchieri di mano dallo stupore
ma, con gli stessi bicchieri, eravamo usciti tutti per
strada a vederla e a commentarla e quella sera, dopo aver
fatto ognuno il giro del paese (1,5KM) eravamo andati a
letto soddisfatti della giornata piena che avevamo vissuto.
Solo che Orazio aveva speso tutti i suoi soldi, e la
settimana che si buscava in cantiere, il suo padrone la
passava sana sana alla concessionaria per completare il
pagamento.
Ne consegue che la GT rossa non si spostava mai dal paese.
La sera arrivava, caricava il ragazzo o la ragazza di turno,
faceva il giro, tornava a fermarsi proprio avanti al bar.
Superba...
A questo, che era diventato un costume avevamo dato anche un
nome: il kilomtroemezzo.
Orazio arrivava, diceva “Chi viene a fare un giro?” Tutti si
prenotavano, poi qualcuno, poi solo uno poi, col passare dei
giorni, quando lui arrivava ognuno si nascondeva come poteva
dal kilometroemezzo e dalla narrazione dei prodigi della
macchina lungo il percorso.
Alla fine (al finale direbbero qui), Orazio girava con
ragazzini di sedici anni ai quali illustrava i misteri della
sua GTTurbo; loro in compenso gli svelavano i segreti dei
loro motorini 50 truccati.
A tutto ci si abitua e, in un piccolo centro tutto diventa
patrimonio di tutti. Così come l’orologio del campanile –con
il mosaico di maioliche del ‘500 e le lancette di bronzo- e
come il ristorante di lusso o le panchine nuove, anche la
bella macchina rossa era diventata un patrimonio condiviso,
almeno dall’ esterno: il monumentorotabile. Anche a questa
avevamo dato un nome.
E così andiamo avanti.
Ogni tanto mi viene da pensare che con quella macchina
qualche amico e la ragazza giusta io ci andrei fino in Cina.
Invece Orazio a volte scende nella città turistica per
passeggiare lentamente e con tutti i neon blu accesi per il
corso principale, a volte arriva fino ai centri balneari
della costiera. Vestito a festa, con un kilo d’oro addosso,
gli occhiali da sole e il sigaro spento in bocca –non fuma-,
la camicia a fiori tipo “sognando-la-california” e
l’amichetta biondina, vanno a confondersi coi ricchi veri e,
magari sognano di potersi fermare, lasciare la bella
parcheggiata a vista, andare a mangiare la zuppa di pesce in
quel ristorante proibito e dopo nel migliore albergo a fare
l’amore e a chiamare il servizio in camera alla mattina: il
vassoio con la colazione a letto e l’uovo sodo sull’alzatina
d’argento.
Ma una di queste ultime sere Orazio ci ha fatto cadere i
bicchieri di mano.
Arriva, guadagna il centro e butta le chiavi sul banco:
Comunicazione Grave!
“Domani parto, vado a vedere il sole che non tramonta . “.
Qualcuno –per sfotterlo- gli aveva raccontato di
un’autostrada su al Nord dove puoi correre quanto vuoi che
nessuno ti controlla e dove ti sfilano al fianco automobili
immense guidate da ricchi industriali austriaci e tedeschi.
Poi gli avevano detto che, a un certo punto, l’autostrada
finisce e finisce pure l’Europa.
In quel preciso punto, dove finisce l’Europa, il sole non
tramonta mai.
Orazio ha deciso di andare a vedere il sole e controllare
l’orologio digitale sul cruscotto che dice 23:45.
Appuntamento al mattino al bar per la partenza. Giorno di
festa e tutti presenti.
Arriva con la sua tutta lucidata, passata di pasta, vetri
specchiati, maniglie trattate con l’Argentìl e gomme passate
di cromatina per scarpe.
Lui travestito da: metà Franco Califano, metà Vasco.
Amico-fotocopia, cd Acid e nel bagagliaio decine di calze di
nylon per gli scambi sessuali….
Saluti, saluti. Scrivi, scrivo! Baci, baci. Partenza per
Capo Nord.
Ma l’avrà capito dove sta andando?
Mandaci una cartolinaaaaaa!
Ieri sera poi è arrivata davvero la cartolina.
Rimini.
Testo: “Uagliò non avite proprio idea!!! Cose a ascì pazz’!
Femmene, alberghi, locali, discoteche mai viste, fina alla
matina!!! E ffemmene belle ‘e tutte e razze!. E scivoli
sull’acqua, e poi, musica, locali, gente strana e femmene
bellissime. E ddoppo a discoteca stanotte aggia ‘ a tirà cu
certa gente ca scommette e tutte e femmene me uardarranne……Marò!!!
Sulla rotta verso Nord, Orazio ha scoperto l’America.
mimmo bencivenga
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