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L’aria è bianca e piena di polvere. Il sole
dell’ora meridiana ti acceca se non ha gli occhiali scuri.
Alle due di pomeriggio in piena estate nella provincia di
Agrigento la vita si prende una lunga pausa prima di
risvegliarsi nella semioscrurità della notte.
Nel niente e nella sabbia, si intravede muoversi per
l’effetto della calura, il tendone circolare a strisce
bianco e rosso.
CIRCUS
Lo spettacolo pomeridiano si deve tenere per forza la
domenica e molte famiglie approfittano dello sconto e
rinunciano a dormire. Quindi, vestiti a festa, coi pargoli
lieti e le nonne al seguito, a gruppi seguono l’Uomo di Casa
verso il circo.
Entra il presentatore-padrone. Bianco d’età, vestito come un
damerino dell’ottocento con la tuba in testa e il frustino
dei cavalli, introduce i suoi artisti alla maniera araba!!!
“Buon pomeriggio Signore e Signori benvenuti al più grande
spettacolo. Tigri, leoni, cavalli ed elefanti, uomini e
donne volanti, la donna cannone e i giocolieri….”
E per la gioia dei piccoli… i Pagliacci!
Per primi entrano i cavalli. Sollevano la polvere beige
nella loro inutile corsa. Pensano che sarebbero stati meglio
addirittura sotto i quranta gradi e il sole a picco,
piuttosto che fare per due volte al giorno la figura dei
coglioni a due a due e per giunta con le penne sulla testa.
L’unica buona è la femmina quasi nuda che salta sulla
groppa. Ogni volta che cade è un …piacere….
Poi elefanti e deodoranti e una tigre vecchia e piena di
droga che non mangerebbe una bistecca, figurati un uomo
vivo. Per poi sputarne anche i vestiti.
I bambini sulle ginocchia dei genitori non stanno fermi un
attimo. Non importa che sudano, loro in questa domenica
vedono che le favole alla fine, sono vere.
Esistono veramente gli animali fantastici delle giungle e
delle savane e quello con la tuta e la frusta lunga lunga,
sarà un parente di Sandokan? E poi come faranno a mandarsi i
cerchi e i birilli e prenderli tutti?
Trombe e tamburi ritmici e i piatti delle bande dei paesi.
Entrano i pagliacci.
Gli Angeli Volanti avranno trent’anni per uno. A stento
finite le medie. Fidanzati da piccoli e prossimi al
matrimonio, quando lui si deciderà…..
Salutano il pubblico e si appoggiano al loro ascensore. I
bambini si chiedono come fanno a sollevarsi in cielo solo
tenendo le mani su quella fune. Se lo domandano sempre,
anche nello spettacolo pomeridiano.
Salgono lì e nessuno li sente. Tutti li vedono ma gli Angeli
Volanti possono anche urlare.
E’ il loro posto più intimo.
Sono anni che fanno questo. Perfetti come una espressione
algebrica con una unica soluzione.
Precisi come matematica o come il tempo esatto del minuto
sul quadrante dell’orologio.
Né un secondo più né uno meno.
Lui si appende a testa in giù lei gli affida i suoi trent’anni.
Tutti i giorni. La domenica due volte.
Avete mai conosciuto un amore più grande?
Più perfetto o più bello?
E in quell’assoluto che conosce solo la verità,
nell’intimità dei mille occhi su di loro lui le parla
d’amore. Lo fa per amore e per rassicurarla. Sempre con lo
stesso trasporto da anni senza sbagliare mai. La loro vita
dipende dalla fiducia di lei e la sua fiducia dipende dalle
parole e dalla passione di lui che non deve cedere mai.
Le racconta di fiammiferi che si accendono quando viene
l’amore e poi tutti insieme una volta sola nella vita,
quando per la prima volta la vedi e sai, lo sai! Che non te
la scorderai mai più.
E quando si accendono tutti insieme tu hai l’immagine del
punto esatto dove ti trovi nella tua vita.
Le parla dei polmoni quando soffi le parole d’amore e l’aria
dentro diventa come la primavera nel mio giardino.
E dei seni riempiti di vita per il solo sguardo dell’uomo
che passa.
ADESSO! !
E lei salta, le sue mani l’afferrano il pubblico applaude e
i bambini succhiano il lecca lecca muovendosi frenetici
sulle gambe di nonna (ci è andata apposta).
Salta come una geometria, un miracolo, la prova che Dio
esiste e che il diavolo è, in fondo un incapace.
Lui le racconta del sole e la luna che si rincorrono da
anni, lui insegue e lei scappa. Non fanno l’amore mai. Ma
lui le corre dietro proprio perché quella non ci sta.
A volte è arrabbiato altre lei piccola, a volte bellissima.
Ma non sempre.
Come le donne che possono far fermare la vita di un albero
centenario solo toccandolo, lei può far salire il mare….
Poi il sole la prende, la luna. Succede una volta ogni mille
anni. La terra diventa nera e gli umani rimangono tutti col
naso per aria, fermi nel loro isterico movimento.
E guardano. E non capiscono. Non capiscono che nel loro
letto succede esattamente questo, ogni tanto.
ADESSO! !
E lei salta. La sua scommessa-vita è vinta anche stavolta e
il pubblico, sudato è in delirio.
E’ molto galante l’Angelo, non passa mai prima per una porta
e al ristorante entra a vedere se l’ambiente è buono per
lei. Un signore con la terza media.
Quindi quando decide di chiederla in moglie lo fa nel suo
modo, da gentelman.
E lo fa nel posto più intimo al mondo. Sul trapezio,
trafitto da mille sguardi di umani che gli danno coraggio,
come una posizione scomoda, come gli spilli al sedere, o il
peperoncino.
Ci mette l’anima e le dice parole bellissime tra un salto e
un
ADESSO! !|
“Se tu volessi accettare la mia candidatura, io sarei il tuo
accompagnatore e compagno, marito fedele e amante generoso e
fantasioso e da anziano ti dedicherei, volentieri, tutti i
restanti giorni della mia vi
La frase come la vita si spezza all’improvviso, a metà.
La tensione stavolta era troppa.
Temposbagliato.
Questa volta Dio era distratto.
Tempofinito.
CIRCUS
Ma se torniamo indietro nel tempo e la vediamo da un altro
punto di vista
Hanno superato da un bel po’ la cinquantina e sono uomini
normali nella loro vita borghese.
Uno alto e rotondetto, l’altro magro e basso e con
pochissimi capelli a chierica. L’esatto contrario di Stanlio
ed Ollio. Come lavoro fanno i pagliacci e col calore secco e
feroce di quel pomeriggio siciliano preferiscono rimanere
nell’ombra del telone a vedere quello che già sanno a
memoria piuttosto che nel sudario che è il loro letto, sotto
le lamiere del loro carrozzone.
Finito il loro spettacolo si trattengono ancora vestiti e
guardano leoni e tigri, domatori e Donna Cannone, Angeli
Volanti e giocolieri.
Sono vestiti come dei pagliacci, con le scarpe a sfilatino e
la giacca che si alza dietro, con le lacrime finte e il
cerone che si scioglie per il caldo e col sorriso rosso
pittato sulle loro bocche brutte di barba mal fatta, di
denti (pochi) gialli e di alito cattivo.
Osservano stanchi lo spettacolo scambiando qualche parola di
tanto in tanto.
Poi rimangono perplessi al numero degli Angeli volanti. Non
è come il solito.
Non si capisce cosa ma sta accadendo qualcosa di importante
là su. Qualcosa di nuovo.
Il tempo di aprire e chiudere gli occhi.
Questo è il tempo che occorre per vedere che loro per aria
non ci sono più.
Il tempo per capire che quello che doveva succedere, prima o
poi, è successo.
E tu pensavi che mai….
“Sul sangue buttarono rena. Ed entraron di corsa i
pagliacci!” *
Ridere, far ridere, ridere, ridere ridere. Ridere della
morte, della paura.
Dello sgomento.
Lo sgomento silenzioso e assurdo che ha avvolto in un colore
incolore tutto il circo. Pubblico, presentatore-padrone,
bella in tutù, donna cannone e cavalli compresi. Tutti con
gli occhi sugli Angeli ex-Volanti. Adesso tutti sui
pagliacci.
Fanno tutto il numero velocissimo. Sembra il contrario della
moviola o quegli effetti comici dei film, solo che non
riescono a far ridere.
La velocità è data dall’affanno, dall’apnea del pianto che
si è sciolto nel momento sbagliato. Dalla tosse umida di
qualcosa di umido che esce dai polmoni ma che non è più
pianto ma è il bel mare di Agrigento. Salato.
Fiumi e sudore freddo corrono per il cerone e il bianco e il
rosso e creano delle maschere, finalmente buffe. Grottesche.
Ma il pubblico ride.
Forse pensa che quello di prima era un effetto spettacolare
e il corto e il chiatto ristabiliscono finalmente il
buonumore del
CIRCUS
L’applauso è fortissimo, libera! E’ finita. E’ scordata.
Il pomeriggio di un giorno come gli altri, la carovana si
muove. Carri di lamiere e legno trainati dagli stessi
cavalli che adesso non hanno le piume ma il pesante giogo
delle case ambulati.
Partono le “villette” verdi con le tendine allegre alle
finestre, le carrozze degli animali e quelle della tenda e
degli attrezzi.
Vanno verso un’altra provincia agrigentina, lontana dal
mare.
Qualche bambino coi calzoni corti, la fionda e le calze
abbassate rimane seduto sul cumulo di carte, ruote di legno
e pezzi di ferro arrugginito. Mangia il gelato al limone
guarda lo spettacolo del circo che va via.
Domani si monta, dopodomani si prova e poi via. Uno
spettacolo al giorno, due domenicali perché c’è la
pomeridiana per le famiglie povere.
A cassetta della loro strana dimora, due uomini che hanno
passato la cinquantina, non hanno nessuna voglia di ridere e
nemmeno di parlare.
Guidano i cavalli che già sanno dove devono andare e che in
fondo sono più contenti di questa loro occupazione.
Guardano avanti e forse, pensano alla loro vita. Quindi
hanno paura di guardare avanti e si volgono verso dietro.
Questo il pubblico non lo deve sapere.
Ridano gli altri perché Ridere li facciamo noi.
Ridano pure di noi. Ridano adesso per noi.
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